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Un?agenda del lavoro vista dal Sud
Proponendo nella scorsa primavera un?agenda del Lavoro, le Acli hanno inteso sollecitare un confronto tra le forze sociali del Paese su alcune proposte di interventi sul tema del lavoro alla luce di uno scenario generale di profondi cambiamenti della realt? economica e sociale: creare condizioni concrete per il rilancio dell?occupazione attraverso la riduzione del costo del lavoro, invertire la tendenza alla precariet?, tutelare la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro, favorire l?integrazione degli immigrati, sostanziare i diritti con iniziative concrete di sostegno alla famiglia.
Molti dei temi proposti assumono una specifica rilevanza e, per certi versi, caratteri di maggior emergenza sociale, se visti nel quadro della perdurante difficolt? del nostro Mezzogiorno a ridurre il ritardo di sviluppo rispetto alle altre aree del Paese: ha quindi senso approfondire la discussione alla luce delle pi? recenti dinamiche economiche e sociali del sud, ma soprattutto affrontando il tema del se e come sia necessario intervenire nel Mezzogiorno con politiche sociali ?dedicate?.
? del tutto evidente che l?attenzione al Mezzogiorno ha avuto negli ultimi anni un andamento discontinuo: un sottofondo di richiamo ad una non risolta questione meridionale ha visto di volta in volta, quasi con una logica di pendolo, succedersi allarmi ed inviti a riprendere la logica dell?intervento straordinario ad analisi di segno opposto tese a superare il ricorso a politiche specifiche per il sud e riportare il discorso sull?economia e la societ? meridionale ad un quadro unitario di politiche nazionali.
Sta di fatto che, con riferimento all?opinione pubblica, di sud si parla quasi sempre per segnalare ?emergenze?: povert?, disoccupazione, economia sommersa, carenza di infrastrutture, e soprattutto illegalit? e criminalit? organizzata.
In una pi? ristretta cerchia di policy makers e di addetti ai lavori si cerca di mettere in evidenza, con analisi ed approfondimenti pi? mirati, le dinamiche positive presenti ed il quadro di opportunit? che il sud pu? rappresentare per la crescita complessiva del Paese.
Proporre una ?Agenda del lavoro vista da sud? significa muoversi quindi su un doppio binario: assumere consapevolmente i dati oggettivi del divario di sviluppo, sia per quanto riguarda la crescita economica (reddito, imprese, occupazione) sia per quanto attiene alla qualit? sociale complessiva (ambiente, istruzione, servizi sociali), individuare i deficit pi? evidenti ed intensificare le azioni di riequilibrio; identificare un quadro di priorit? a partire dalle risorse di cui il sud dispone e sostenere il potenziale di sviluppo che localmente pu? essere espresso: settori su cui investire, sistemi territoriali che stanno gi? esprimendo capacit? competitiva, fattori di attrazione per investimenti.
Si tratta in altri termini di incidere sia sugli elementi strutturali che frenano lo sviluppo sia sul recupero di fattori di identit? culturale e sociale, ricomponendo e mettendo in relazione valori, saperi e tradizioni oggi forse troppo frammentate e disperse nelle realt? locali. Occorre in altri termini far emergere un capitale sociale positivo atto a confrontarsi con le sfide della competizione globale, restituendo anche una rappresentazione del Mezzogiorno meno schiacciata sul capitale sociale negativo dell?illegalit? e dell?attesa assistenzialistica.
I temi da affrontare sono molti e complessi. Si possono segnalare: un pi? deciso investimento sulle risorse umane per arrestare un nuovo ciclo di abbandono del sud da parte dei giovani qualificati, migliorando l?offerta formativa e sostenendo la ricerca e l?innovazione; il sostegno al lavoro contro la precariet? attraverso strumenti di accompagnamento ai segmenti pi? deboli del mercato del lavoro; il sostegno alla creazione di impresa ed all?autoimprenditorialit? e la lotta al sommerso; il rafforzamento dei circuiti di tutela e di rappresentanza; e, infine, la diffusione di un nuovo senso comune sulla legalit?.
Giuseppe Avallone
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